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PADRONI MAIALI

agitazione | 29 Febbraio, 2008 22:14

Alla donna, che lavora al supermercato di Papiniano, era stato impedito di andare in bagno. Poi l'aggressione da parte di uno sconosciuto

 

Il 2 febbraio aveva chiesto di poter andare in bagno e, dato che nessuno era arrivato per sostituirla, si era fatta pipì addosso. Quattro ore di attesa, insopportabili tanto più per il fatto che la donna, un'italoperuviana di 44 anni, soffre di problemi renali, come documentato all'azienda con un certificato medico. Lei, una cassiera dell'Esselunga di viale Papiniano, è rimasta seduta alla cassa fino alla fine del turno, le 21.30, senza neppure potersi cambiare gli abiti.

DENUNCIA: Dopo quel fatto era stata medicata in ospedale per una «cistite emorragica» e aveva denunciato l'episodio alla Uil. Pochi giorni dopo, il 28 febbraio, denuncia un'aggressione in uno spogliatoio da parte di un uomo sconosciuto, definito alto e robusto, che le ha chiuso la bocca con una mano e sbattuto violentemente la testa contro un armadietto, fino a farle perdere i sensi. Roberta Musu, segretario regionale della Uil, ha spiegato, come rioprtato dai quotidiani, che «la direzione ha cercato di insinuare che la donna si fosse fatta male da sola». Inoltre, aggiunge Musu, «da quanto mi ha raccontato, è stata anche minacciata. Le hanno detto che ha parlato troppo». La Uil ha organizzato per martedì 4 marzo dalle 10 alle 13 un volantinaggio davanti all'Esselunga, insieme a Cgil e Cisl.

SCIOPERO: Ma non solo. Per denunciare «un fatto gravissimo e inaccettabile, una violenza avvenuta all'interno del supermercato, che chiama direttamente in causa la dirigenza Esselunga», Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e UilTucs hanno proclamato per sabato 1° marzo lo sciopero di un intero turno di lavoro in tutti i supermercati Esselunga di Milano, con presidio davanti la filiale di via Papiniano dalle 10 alle 13.

INCHIESTA: Il sottosegretario alla solidarietà sociale ed esponente del Pd Cristina De Luca chiede inoltre che venga aperta un'inchiesta per far luce sull'aggressione. Sull'episodio dell'aggressione interviene anche l'assessore della provincia di Milano ai diritti dei cittadini Francesca Corso, parlando di «un fatto di una gravità inaudita»: «Da tempo il sindacato ha reso note le pesanti condizioni di lavoro di tante dipendenti, nell'ambito di una campagna per i diritti negati. A questo punto si è superato il limite della tollerabilità».

MOZIONE: Solidarietà alla lavoratrice arriva dal Consiglio regionale della Lombardia. Una mozione urgente presentata dai gruppi della Sinistra Arcobaleno, dal Pd e dai Cristiani Federalisti chiede «un impegno della giunta finalizzato a garantire il rispetto dei diritti previsti dalla legge nei luoghi di lavoro». Il documento, che ha come primi firmatari Mario Agostinelli del Prc e Bebo Storti del Pdci, esprime solidarietà alla lavoratrice condannandone l'aggressione e impegna la giunta a favorire l'intensificazione dei rapporti tra l'Agenzia regionale del lavoro e gli altri organismi pubblici che operano per il controllo del rispetto delle leggi a tutela dei lavoratori, nonché ad assumere, tra i criteri di erogazione di contributi e nei protocolli di intesa, gli interventi delle aziende in ordine al rispetto della dignità delle persone nei luoghi di lavoro.

Il Corriere

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Il Massacro continua

agitazione | 21 Dicembre, 2007 12:53

 
 
Incidenti sul lavoro: morti due muratori sardi e un agricoltore veneto 
Da RaiNews24 
 
Sono morti schiacciati da una lastra di cemento due giovani muratori sardi che stavano lavorando in un cantiere alla periferia di Ajaccio, in Corsica. La notizia, pubblicata dall'Unione Sarda, e' giunta nella tarda serata di ieri a Uras, paese dell'oristanese dove vivevano le due vittime. Christian Porcu e Emmanuel Neri, entrambi di 24 anni, dovevano rientrare proprio oggi per trascorrere il Natale a casa. Secondo una prima ricostruzione giunta ai familiari, stavano lavorando insieme con altri operai in un capannone in costruzione, I due erano al pian terreno quando sono stati travolti da una pesante lastra di cemento armato. Sono rimasti feriti anche due operai francesi, ricoverati in gravi condizioni nell'ospedale Misericordia di Ajaccio.

Un agricoltore sessantenne, Lino Zanette, di Sacile (Pordenone), e' stato trovato morto all'interno del deposito di fieno della sua azienda, a San Michele al Tagliamento (Venezia). L'uomo e' stato trovato con con la testa incastrastra fra alcune pesanti balle di fieno. Potrebbe esservi caduto dentro dall'alto, mentre dal magazzino caricava il fieno su un rimorchio, rimanendo soffocato. A trovare il cadavere sono stati stamane i familiari di Zanette, che lo avevano cercato dovunque dopo il mancato rientro a casa ieri sera. Sulla dinamica dell'incidente stanno indagando i carabinieri di Portogruaro (Venezia).

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Incidenti sul lavoro, morti altri 5 operai

agitazione | 21 Dicembre, 2007 12:45

 

Incidenti sul lavoro, morti altri 5 operai
Uno schiacciato da carrelli nell'Alessandrino, un altro da travi a Venezia, il terzo da un tubo a Roma, poi a Vignola e Melfi

Il lavoro continua a uccidere in Italia. Dopo la strage nell'acciaieria della ThyssenKrupp (oggi nuovo corteo di protesta alla vigilia dei funerali della quinta vittima del rogo), altri cinque operai sono morti oggi nel giro di poche ore. Uno schiacciato tra due carrelli in una fornace dell'Alessandrino, un altro travolto dalla caduta di travi di legno all'Arsenale veneziano. La terza vittima è un giovane di 22 anni colpito da un tubo a Cecchina (Roma). Il quarto operaio nello stabilimento Fiat di Melfi, il quinto a Vignola, in provincia di Modena: è un carpentiere che stava costruendo un solaio.

NELL'ALESSANDRINO - Il primo incidente mortale è avvenuto in una fornace di Valenza, in provincia di Alessandria. La vittima è un operaio di 53 anni, Franco Raselli, che abitava nella stessa città. L'uomo è rimasto schiacciato tra due carrelli di trasporto del materiale. La linea di produzione della fornace, la San Marco Terreal Italia, è stata sequestrata dal procuratore di Alessandria Michele Di Lecce. Nella fornace stanno indagando i carabinieri e i Servizi di prevenzione ambienti di lavoro (Spresal) dell'Asl.

L'ingresso al cantiere delle Fonderie dell'Arsenale, dove è morto l'operaio edile Maurizio Michielon (Ansa)
A VENEZIA- Altra vittima all'Arsenale di Venezia. Un operaio di 55 anni, Maurizio Michielon, di Jesolo, è stato travolto da alcune travi in legno che erano state accatastate in vista della messa in opera, ed è morto all'istante. L'operaio era dipendente della Iccem (società veneziana di costruzioni) chiamata al recupero e restauro di una serie di capannoni della parte civile dell'Arsenale, concessi al consorzio di ricerca e servizi Thetis.

VICINO ROMA - Non c'è stato nulla da fare anche per un operaio di 22 anni, morto nell' ospedale di Albano Laziale a causa delle gravi ferite subite in seguito a un incidente sul lavoro, avvenuto a Cecchina, vicino a Roma. L'operaio era dipendente di una ditta in appalto, incaricata della realizzazione di un impianto fognario. Per cause da accertare, durante le fasi di scarico di grossi tubi, uno di questi ha colpito il giovane, ferendolo gravemente. Trasportato in ospedale, l'operaio è morto poco dopo il ricovero. Sull'incidente indagano i carabinieri della compagnia di Castel Gandolfo e gli ispettori del lavoro.

A MELFI - Altra vittima nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat dove un operaio è morto per le ferite e le lesioni subite in un incidente. L'operaio è dipendente di una ditta esterna, con sede in Campania: stava pulendo un macchinario dai residui della produzione, nel reparto stampaggio, quando è stato investito o è rimasto schiacciato nella stessa apparecchiatura. L'operaio è stato soccorso e trasportato in ospedale, ma è morto poco dopo il ricovero.

A VIGNOLA - Infine un carpentiere di 37 anni, originario di Brescia, è morto nel primo pomeriggio mentre lavorava alla costruzione di un solaio del nuovo centro polifunzionale in costruzione di Vignola, nel modenese, sito in via Di Mezzo. L'uomo, mentre stava posizionando delle asse o delle putrelle con l'ausilio di una gru, si è accorto che una di queste era messa male: si è quindi spostato per rimuoverla, sganciandosi anche dalla sua posizione di sicurezza: in seguito alla caduta dell'asse, avrebbe perso l'equilibrio, schiantandosi a terra da una altezza di cinque metri. L'operaio è morto sul colpo.

FUNERALI QUINTA VITTIMA - I cinque incidenti mortali hanno segnato la vigilia dei funerali di Rocco Marzo, il quinto operaio morto nel rogo dell'acciaieria ThyssenKrupp. Saranno celebrati mercoledì mattina alle 11 dal cardinale Severino Poletto, arcivescovo di Torino, nella parrochia di San Giovanni Maria Vianney nella zona di Mirafiori sud. «Era un papà di famiglia, un uomo generoso che è morto per cercare di salvare i suoi colleghi», ha detto oggi il cardinale nel consueto incontro di Natale con i giornalisti torinesi. «Quella della Thyssenkrupp - ha aggiunto - è stata una terribile sciagura, ma la tristezza nata da questa disgrazia e da altre analoghe non deve creare un clima di paura, l'impressione che tutto stia andando male».


18 dicembre 2007(ultima modifica: 19 dicembre 2007)

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Assolombarda sotto assedio, botte tra operai e poliziotti

agitazione | 21 Dicembre, 2007 12:44


Assolombarda sotto assedio
botte tra operai e poliziotti

(19 dicembre 2007)
Dall'Espresso
Sandro De Riccardis
Oriana Liso
I manifestanti: ci hanno picchiato. Il caso in Parlamento
Un quarto d´ora di tensione tra metalmeccanici e polizia davanti alla sede di Assolombarda, dove alle 11 di ieri si sta concludendo la manifestazione di Fim, Fiom e Uilm contro «il ruolo di retroguardia degli imprenditori cittadini» nella trattativa per il rinnovo del contratto. Da una parte i lavoratori che travolgono le transenne sistemate a protezione della sede di via Pantano, e che si avvicinano al palazzo; dall´altra gli agenti in assetto antisommossa che fanno muro contro gli operai. Parte un fitto lancio di uova e bulloni, metalmeccanici e poliziotti vengono a contatto, gli agenti - decisi a non far avanzare il corteo verso il palazzo - agitano gli sfollagente e colpiscono qualche manifestante che fa da ariete. Uno di questi, ferito al volto, è Massimiliano Murgo, 31 anni, gruista alla Brollo di viale Sarca (gruppo Marcegaglia), indagato - e per questo espulso dalla Fiom - poi prosciolto nell´inchiesta del pm Ilda Boccassini sulle cosiddette "nuove Br".
Alla fine il bilancio è di un paio di contusi lievi tra i manifestanti, alcuni con ferite al naso, ma anche di un paio di agenti che devono far ricorso alle cure mediche. «Siamo stati colpiti dalle manganellate - lamenta uno dei partecipanti al corteo - alcuni di noi si sono fatti medicare in ambulanza». «Ci siamo trovati di fronte a una via Pantano completamente chiusa - ricostruisce Luigi Deddei, della Fim - prevedevamo che non ci avrebbero fatto arrivare davanti alle vetrate di Assolombarda, ma non che avremmo trovato le transenne. Questo ha scaldato gli animi. Altra cosa inusuale è stata un po´ troppa violenza da parte delle forze dell´ordine. I manifestanti erano a mani nude, gli agenti avevano i manganelli». Una ricostruzione condivisa anche da Fiom e Uilm che esprimono «condanna» per il comportamento delle forze dell´ordine. «Contrasteremo in ogni modo - assicurano i sindacati - il tentativo di segnare questo rinnovo con problemi di ordine pubblico».
Diversa la versione dei fatti della polizia: «Un gruppo di manifestanti è arrivato con intenzioni bellicose. Hanno iniziato a tirare uova, per poi superare le transenne e cercare il contatto fisico. Una transenna è stata spaccata e lanciata contro una macchina in sosta in via Pantano, mandando in frantumi il lunotto».
Il quarto d´ora di scontri finisce in Parlamento con il capogruppo di Rifondazione Comunista al Senato, Giovanni Russo Spena, che annuncia un´interrogazione al ministro dell´Interno, Giuliano Amato. «I comportamenti delle forze dell´ordine - chiede il senatore - siano improntati alla massima prudenza e democrazia di fronte ai lavoratori in lotta per il loro contratto, negato dal ruolo particolarmente arrogante degli imprenditori. Non vorrei che l´emozione per gli omicidi degli operai di Torino fosse durata lo spazio di un mattino. La democrazia arretra quando i metalmeccanici vengono colpiti dalle manganellate della polizia», dice Russo Spena.
Al di là degli scontri, i sindacati sottolineano che lo sciopero ha registrato «una forte adesione nelle aziende metalmeccaniche, con migliaia di lavoratori che hanno dato vita a un corteo, vivace e combattivo». Ora chiedono che l´attenzione torni alla vertenza. Tra i nodi da sciogliere «i tempi e le modalità di stabilizzazione dei contratti a tempo determinato e interinale, la percentuale di lavoratori atipici all´interno della stessa azienda». E poi i salari, con l´offerta di aumento di cento euro da parte delle aziende, giudicata insufficiente: Fim, Fiom e Uil chiedono 117 euro di aumento salariale sui minimi tabellari senza alcun aumento dell´orario di lavoro.

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ThyssenKrupp.. Morire di lavoro

agitazione | 21 Dicembre, 2007 12:40

 

TYSSENKRUPP MORTA LA SESTA VITTIMA

dal manifesto

ThyssenKrupp Morto Rosario, la sesta vittima. Funerali per Rocco, il capo-turno.
Un operaio strappa il nastro sulla corona di fiori della multinazionale e grida: «Avete le mani sporche di sangue». L'azienda si scusa con il sindaco.

A lottare per la vita resta solo Giuseppe Demasi, 26 anni. Stessa età di Rosario Rodinò, spirato ieri mattina all'ospedale Villa Scassi di Genova, sesta vittima del rogo alla ThyssenKrupp di Torino. La notizia della morte di Rodinò è arrivata a Torino poche ore prima del funerale di Rocco Marzo, il capoturno deceduto domenica scorsa. La piccola folla raccoltasi ieri nella chiesa di San Giovanni Maria Vianney - quartiere Mirafiori - si ritroverà tra qualche giorno per un altro funerale. Che il cardinale Severino Poletto sperava di non dover celebrare. L'arcivesco, in gioventù prete operaio, ha ribadito quanto aveva detto giovedì scorso in cattedrale di fronte alle prime quattro bare. Il posto di lavoro è «sicuro» solo là dove vengono scrupolosamente rispettate le norme di sicurezza. I dati e la cronaca - il cardinale ha ricordato i cinque morti nella sola giornata di martedì - dimostrano che questo rispetto manca. «Ormai le morti sul lavoro sono un'emergenza nazionale. Occorre un sussulto di responsabilità del Paese».
Un sussulto, in questo caso di rabbia, ha spinto Ciro Argentino a un gesto pubblico di protesta. Ha strappato il nastro con la scritta ThyssenKrupp sulla corona di fiori inviata dell'azienda. «Avete le mani sporche di sangue», ha urlato il delegato della Fiom ai dirigenti della multinazionale presenti al funerale di Rocco Marzo. Tra loro, l'amministratore delegato Harald Espenhahn e Cosimo Cafueri, responsabile sicurezza dell'acciaieria torinese. Quest'ultimo, ascoltato l'altro ieri in Senato dalla Commissione d'inchiesta sugli infortuni, ha sostenuto che alla ThyssenKrupp il sistema antincendio «era ed è a posto». Giovanni Pignalosa, pure lui delegato Fiom, dice che affermazioni di questo genere «offendono la verità ed esasperano chi ha visto i compagni di lavoro trasformati in torce umane». Ciro l'esasperazione e la rabbia «l'ha buttata fuori», altri «se la tengono dentro». Pignolosa ha un consiglio da dare ai dirigenti locali della Thyssen: «Tacciano. Più parlano, più si danno la zappa sui piedi». La loro autodifesa cozza con un fatto incontrovertibile: «Dopo il 2005, decisa la chiusura, l'acciaieria è stata lasciata andare a se stessa». Manuenzioni al lumicino, formazione antinfortunistica zero. Pignalosa, entrato alla ThyssenKrupp 12 anni fa, può fare confronti: «Prima non era così, c'era più attenzione alla sicurezza. Poi è cambiato tutto».
Il suo racconto combacia con quello, disperato, di Giovanni Rodinò, padre di Rosario. Lui in viale Regina Margherita ha lavorato ben 34 anni, «allora quella fabbrica funzionava come un orologio, adesso era una bomba a orologeria». E' stato lui a «convincere» il figlio ad entrare alla ThyssenKrupp, a seguire «le orme paterne». Accasciato su una sedia nell'ospedale di Genova dove Rosario è spirato dopo 13 giorni d'agonia, il padre ripete «colpa mia, colpa mia». Pignalosa vuole trasmettere un messagio a papà Giovanni: «Non hai nessuna colpa, hai fatto quel che qualsiasi padre premuroso e assennato avrebbe fatto. Lavorando nell'acciaieria eri riuscito a tirare su la famiglia. Pensavi che la storia si sarebbe ripetuta per tuo figlio. La strage ha altri colpevoli». Una strage «annunciata», dice Giovanni Rodinò, perché la dismissione aveva fatto passare in cavalleria la sicurezza. Racconta che Rosario, in pochi anni, aveva subìto due infortuni, il più grave una scottatura al braccio. Non era contento d'essere stato spostato al turno di notte. E di notte «me l'hanno ammazzato», prosegue in lacrime il padre. Rosario non è morto uscendo da una discoteca, «è morto sul lavoro». Adesso indagare sui dirigenti che non hanno rispettato le norme «non serve proprio a niente». La faranno franca, teme Giovanni Rodinò.
Anche dalla chiesa di Mirafiori, come era successo in Duomo, i dirigenti sono usciti da una porta laterale. Nel pomeriggio una delegazione della ThyssenKrupp Italia, guidata dal direttore generale Ralph Labonte, è stata ricevuta da Sergio Chiamparino. Ha consegnato al sindaco di Torino una lettera di scuse in cui il presidente della multinazionale, Ekkehard Schultz, riconosce il ritardo dell'azienda nel dare un «segno forte» di partecipazione al lutto che ha colpito le famiglie delle vittime e la città. E' l'atto di contrizione che il sindaco pretendeva per ristabilire «normali relazioni» con la ThyssenKrupp. I rappresentanti dell'azienda hanno ribadito l'impegno a sostenere «ora e in futuro» i familiari della vittime. Hanno dato la loro disponibilità a sedersi a un tavolo per affrontare il futuro dei dipendenti dell'acciaieria torinesi. Sono meno di 200 e nessuno degli operai è disposto a tornare a lavorare «là dentro». L'azienda parla di «ricollocazione lavorativa». La formula lascia intendendere che non mira a riaprire per pochi mesi un'acciaieria destinata comunque a chiudere entro settembre. Sa che gli interventi per metterla in sicurezza richiederebbero tempo e denaro. Il gioco non vale la candela. Almeno su questo la pensa come i suoi dipendenti torinesi. Che però vogliono garanzie sul loro futuro.
Dell'addio a Rocco Marzo, 54 anni, resta una frase, pronunciata da tutti i giovani operai: «Per noi non era un capo, era un padre». Ce lo dicono Pignalosa e il delegato della Uilm Vincenzo De Pasquale. Gaspare Tre Re, in servizio sul carro ponte la notte dell'incendio, aggiunge che «Rocco non era un capo come gli altri, ci trattava come figli, ci diceva sempre di fare attenzione». A Tre Re resta negli occhi un'immagine orribile: «Quella di Giuseppe, avvolto dalla fiamme, che mi urla di gettargli dell'acqua in faccia perché gli bruciava. Ho preso la manichetta ma l'acqua usciva da un foro che c'era nel tubo». Giuseppe Demasi, ricoverato al Cto di Torino, oggi subirà un terzo intervento chirurgico. Le sue condizioni restano gravissime, ha ustioni sul 95% del corpo.

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