CARABINIERI - UN ALTRA ESECUZIONE IN STRADA
agitazione | 29 Febbraio, 2008 22:10
Un trentunenne, Giovanni Grasso, e' morto a Giarre (Catania), raggiunto da un proiettile partito dalla pistola di un carabiniere. La vittima era a bordo di un ciclomotore con un altro giovane: il mezzo non si era fermato all'alt dei militari.
C'e' stato un movimentato inseguimento durante il quale il militare avrebbe esploso a scopo intimidatorio quattro colpi in aria, fino a quando il ciclomotore, che aveva invaso la corsia opposta, ha sbandato per evitare un'auto e i due sono caduti a terra.
A quel punto la vettura dei carabinieri si e' fermata bruscamente per evitare l'impatto e nei successivi momenti di concitazione dalla pistola del carabiniere che sarebbe inciampato, e' partito il proiettile che ha ucciso il trentunenne raggiunto alla testa e morto appena giunto all'ospedale "Sant'Isidoro" di Giarre.
L'altra persona a bordo del ciclomotore, Antonio Di Grazia, di 19 anni, e' stato arrestato. La moto e' risultata rubata. Grasso in passato era stato denunciato per reati contro il patrimonio. Conferma la dinamica dei fatti il comandante provinciale dei carabinieri, Giuseppe Governale: "Nel corso dell'inseguimento, la moto, allo scopo di schivare un'auto, e' rovinata a terra ed e' stata evitata dalla nostra macchina con una brusca e prolungata frenata. A quel punto il nostro operatore, e' uscito dal mezzo, e nella concitazione del momento, e' inciampato, ed e' partito il colpo".
fonte: RaiNews24
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Proiettili che deviano proiettili
agitazione | 26 Febbraio, 2008 12:30
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Perchè quel luglio torni ad essere una minaccia
agitazione | 26 Febbraio, 2008 12:05

PROIEZIONE DI:
DETOUR: LA CANAGLIA A GENOVA
Come una farsa annunciata si è trasformata in rivolta.. Il blocco nero prende la parola in prima persona...
I WANNA BE LOVED BY YOU
Guerriglia Video Crew...
A SEGUIRE DISTRIBUZIONE DI MATERIALE INFORMATIVO E AGGIORNAMENTO LEGALE
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Indirizziario detenuti
agitazione | 21 Dicembre, 2007 13:27
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Vicenza..
agitazione | 21 Dicembre, 2007 13:17
Postiamo un comunicato dei compagni di Rovereto su Vicenza..
L’obiettivo della lotta di Vicenza è senza dubbio uno dei più
importanti che ci siano in questo momento. Impedire la costruzione
della più grande base militare USA in Europa avrebbe un’enorme ricaduta
sull’antimilitarismo in Italia e non solo.
Per questo pensiamo che la battaglia No Dal Molin non debba essere
lasciata al riformismo e ai giochi politici. Spostare – come sta
avvenendo – la lotta dalla strada ai tavoli istituzionali con la
richiesta di una moratoria ci sembra inaccettabile. Primo, perché in
tal modo non si fermerà nessuna base; secondo, perché legittimando
ancora come interlocutori i parlamentari della “sinistra critica” si
aprono loro le porte del recupero istituzionale. Dopo aver votato tutte
le operazioni militari, dopo aver detto “Sì” a tutte le nocività (TAV,
rigassificatori, inceneritori, ecc.), dopo aver accettato quell’insieme
di leggi razziali che chiamano “pacchetto sicurezza”, ora costoro
promettono, pur di non sparire, la sospensione dei lavori al Dal Molin.
Invece di allontanarli dalla lotta, è a loro che ci si rivolge. A
febbraio, infatti, c’era stato l’appello a non portare al corteo le
bandiere di partito. Ora no. Se chiedi qualcosa, non sei certo nella
posizione di rivendicare un’intransigente autonomia.
Il corteo del 15 dicembre è stato indicativo. Un giretto in centro e
tutti a casa. Eppure l’invito suonava chiaro: “Se non ora, quando?”.
Per noi quel motto esprime l’urgenza etica di chi, di fronte alla
guerra e alle sue basi, non accetta né compromessi né rinvii. Se invece
si tratta di fare una nuova passeggiata, di mostrare i numeri per farli
pesare sulla bilancia della politica parlamentare, allora va bene
anche… domani o dopodomani. Quando il capo dello Stato dichiara che si
possono organizzare tutte le manifestazioni del mondo, tanto la base si
farà, essere in quarantamila o in centomila non cambia la sostanza.
Inoltre, andando avanti così, in piazza ci si troverà sempre in meno
(sabato c’era un terzo delle persone che c’erano il 17 febbraio).
Per questo ci siamo trovati a Vicenza assieme a qualche centinaio di
compagni e a tanti insoddisfatti sparsi per dire veramente “Se non ora,
quando?”. In tanti abbiamo fatto l’unico tentativo che ci sembrava
giusto e sensato fare durante il corteo: provare ad andare verso
l’aeroporto Dal Molin per occuparlo in massa. Un tentativo difficile,
sia per questioni organizzative, sia per il contesto, ma che ha voluto
portare un contributo teorico e pratico di lotta. Si è proposto di
deviare la manifestazione distribuendo migliaia di volantini. Alcune
centinaia di persone erano favorevoli. Gli ostacoli non sono certo
mancati. Chi si era preso l’impegno di fare un appello dal furgone alla
fine, su pressioni politiche, si è tirato indietro. La posizione nel
corteo ci ha tagliati fuori da tanti manifestanti. Inutile sottolineare
il ruolo dei Disobbedienti: fin dal concentramento, un loro esponente
di spicco minacciava un compagno di sprangare chiunque avesse anche
solo volantinato una proposta di deviazione del corteo; hanno poi
schierato un servizio d’ordine al fatidico bivio, urlando che chi
deviava era un nemico della lotta No Dal Molin.
Dal canto nostro, avevamo concordato che se non ci fosse stata una
significativa partecipazione vicentina, non avremmo proseguito da soli.
Così è stato.
Siamo convinti che quel tentativo (sui cui limiti pratici – e non solo
– occorrerà riflettere collettivamente) andasse fatto. E diverse
persone, anche di Vicenza, ce lo hanno confermato in questi giorni.
Che abbia dato fastidio è testimoniato dal silenzio con cui è stato
nascosto. Ufficialmente, nessuno al corteo di sabato ha cercato di
andare verso l’aeroporto…
La percezione che non si possa continuare con cortei pacificati o con
pratiche concordate con la polizia è diffusa. Per il momento,
evidentemente, ci sono parecchie debolezze. Ma i nodi arriveranno al
pettine quando dovranno cominciare davvero i lavori della base. Lì si
vedrà chi vuole battersi veramente e chi al conflitto reale preferisce
la sua rappresentazione mediatica e politica.
Un’ultima precisazione. Non siamo contrari per principio alle
manifestazione tranquille. Ne abbiamo organizzate anche noi. Ciò che
non accettiamo è che si svendano le lotte insabbiandole sul terreno
della politica istituzionale. Anche in Val Susa ci sono stati tanti
cortei tranquilli e nessuno ha mai forzato la mano perché si percepiva
che era una lotta reale di cui era importante rispettare i vari
passaggi. Ma quarantamila persone non possono essere trasformate in
soldatini da attirare con slogan di lotta e farli poi sfilare per una
moratoria…
Il No alla guerra e alle sue basi è un No assoluto. Occorre esserne all’altezza.
P.S. Questo è solo un nostro contributo. Ci sembra molto importante che gli altri compagni che si sono trovati d’accordo con quella parte di corteo si esprimano al riguardo.
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